Piccolo Me

Il pedagogo Janusz Korczak diceva che frequentare i bambini è faticoso, ma poi aggiungeva: non perché bisogna curvarsi al loro livello, ma perché bisogna elevarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.

Aveva ragione. È difficile stare dietro all’agilità emotiva dei piccoli e ancor di più all’acutezza della loro immaginazione, che si intrufola in passaggi stretti e ricombina il mondo in forme nuove e folgoranti.

Agilità di cuore e immaginazione: ecco alcune delle molte ricchezze contenute nel minuscolo forziere che ciascun bambino è. Ma quanto di questo tesoro passa in eredità all’adulto di domani? Quanto “piccolo me” c’è nel “grande me” che oggi sono diventato?

Inoltrandoci nell’età adulta crediamo che l’infanzia debba sfumare alle nostre spalle. Eppure non è raro scoprire che, silenziosa, l’età bambina ancora ci accompagna: fa capolino nel passo incerto della timidezza, nell’inciampo di fragilità mai risolte, nelle paure che rallentano il cammino, ma anche nell’impeto della curiosità, nello slancio che non teme l’errore, nella corsa fiduciosa dietro a visioni, invenzioni, intuizioni e meraviglie. 

A riconoscerla, la traccia dell’infanzia è una presenza preziosa, che varrebbe la pena custodire. Lo suggerisce anche Gesù nel Vangelo, quando afferma che per entrare nel Regno dei cieli bisogna “diventare come bambini”, riattingendo, da adulti, a un po’ di quel che siamo stati.

Accanto a questo modo di ritrovare l’orma del bambino, però, ce n’è un altro: il modo di chi, non sapendo distinguere infanzia da infantilismo, coltiva un’immaturità egocentrica, volubile e capricciosa, pericolosamente protesa verso quella che il Grande Inquisitore di Dostoevskij definiva “l’odierna sorte degli uomini”: essere come “piccoli che si sono ribellati in classe e hanno cacciato il maestro”. 

Restare bambini, rifiutandosi ostinatamente di crescere, o diventare bambini, ritrovando da grandi un tesoro che pensavamo svanito? La tredicesima edizione di Torino Spiritualità sarà dedicata a riflettere su questi opposti modi di abitare il tempo.

Ma poiché non si può indagare il legame tra l’essere umano e la sua infanzia senza aver prima chiarito che cosa l’infanzia effettivamente sia, il festival si soffermerà anche sul valore simbolico e sull’immaginario sociale dell’età bambina, per verificare in che misura stereotipi, semplificazioni e mitizzazioni soffochino la reale complessità dell’esperienza infantile e dei suoi chiaroscuri.

Armando Buonaiuto, Curatore di Torino Spiritualità